La crisi della Volkswagen e le tante indiscrezioni di stampa sul nuovo piano di ristrutturazione dei vertici aziendali stanno accendendo gli animi dei sindacalisti tedeschi, ormai sul piede di guerra e pronti ad alzare le barricate.
Diversi rappresentanti dei lavoratori hanno alzato la voce contro la mancanza di chiarezza e l'assenza di notizie ufficiali sulle strategie dell'amministratore delegato Oliver Blume e oggi, già prima della presentazione delle nuove misure di efficientamento al consiglio di sorveglianza e in concomitanza con diverse iniziative di mobilitazione in tutta la Germania (le foto in pagina sono state scattate dai rappresentanti dell'IG Metall in diversi impianti e sedi), hanno messo in chiaro le loro intenzioni bellicose. Tanto più che diverse testate hanno lanciato nuove ipotesi su tagli ancor più pesanti di quanto finora emerso.
Partiamo proprio da queste nuove indiscrezioni. Lo Spiegel ha confermato i rumor di Manager Magazin sulla possibile chiusura di quattro fabbriche tedesche, ma ha aggiunto le tempistiche: Zwickau ed Emden chiuderebbero in cancelli entro cinque anni, Hannover nel 2032 e Neckarsulm nel 2034, il che si tradurrebbe nel taglio di circa 40 mila persone.
Il gruppo avrebbe anche in programma una riduzione degli investimenti per circa 50 miliardi di euro (il ciclo di pianificazione per il quinquennio 2027-203 sarebbe sostenuto da 135 miliardi di euro e non più dai 180 miliardi del precedente) e di eliminare altri 50.000 posti di lavoro entro il 2030.
A tal proposito, la Bild ha lanciato ulteriori indiscrezioni, secondo cui i tagli potrebbero anche essere più profondi e ampi. Il management, infatti, vorrebbe tagliare 120 mila posti di lavoro, 20 mila in più rispetto a quanto finora anticipato. In particolare, si tratterebbe di tagliare dai 55.000 ai 70.000 dipendenti, che si aggiungerebbero così ai circa 50.000 esuberi già previsti dagli accordi con i rappresentanti dei lavoratori (35 mila in capo a Vw e gli altri 15 mila a carico di Porsche e Audi).
La riduzione dovrebbe avvenire principalmente attraverso pensionamenti anticipati, uscite volontarie, scorpori e società di ricollocazione. Inoltre, sarebbe prevista una revisione delle attuali garanzie occupazionali.
Tra le ipotesi allo studio vi sarebbe anche la riconversione di alcuni siti produttivi ad attività nel settore della difesa, sul modello dello stabilimento di Osnabrück, nonchè una profonda riorganizzazione del gruppo, con lo scorporo delle attività automobilistiche e della divisione componenti in società distinte e la trasformazione della holding Volkswagen in una struttura più snella, con l'obiettivo di accelerare i processi decisionali e ridurre i costi. In tal caso, si ridurrebbe il peso dei rappresentanti dei lavoratori nella governance del gruppo.
Questa ipotesi, insieme a quella di una revisione delle attuali garanzie occupazionali, ha però scatenato le ire dei sindacalisti. “Chi attacca i lavoratori e la gestione condivisa corre il rischio di scatenare un grande conflitto sociale”, ha dichiarato Thorsten Groger, capo negoziatore per l'Ig Metall del contratto collettivo di lavoro. “Resisteremo con tutte le nostre forze a qualsiasi attacco agli organici del gruppo Volkswagen e ai nostri stabilimenti”. “La comunicazione del consiglio di gestione è disastrosa. Lasciare i lavoratori in una situazione di tale incertezza è irresponsabile e vergognoso. I consiglieri più pagati del Paese dovrebbero essere ritenuti responsabili delle proprie parole: esistono soluzioni più intelligenti della chiusura degli stabilimenti”, ha aggiunto Groger.
“Chiunque metta in discussione anche solo uno di questi stabilimenti si scontrerà con la ferma resistenza di IG Metall e dei dipendenti. IG Metall, al fianco dei lavoratori, combatterà con tutte le sue forze ogni nuovo piano di riduzione del personale. Non accetteremo la chiusura degli stabilimenti, né in Sassonia né in nessun'altra località della Germania”, ha aggiunto Jan Otto, direttore distrettuale di IG Metall per Berlino-Brandeburgo-Sassonia.
Otto ha quindi rivolto un appello ai dirigenti: “Smettetela di turbare migliaia di persone e le loro famiglie. Mettete fine agli attacchi contro i dipendenti, agli attacchi alla cogestione e al futuro dei nostri stabilimenti. I tagli al personale o addirittura la chiusura di interi impianti non risolvono alcun problema e non conducono l'azienda verso un futuro migliore, anzi, tutt'altro. I dipendenti non sono la causa della crisi; non sono responsabili dei problemi di vendita in Cina o di una strategia di prodotto errata. Assumetevi le vostre responsabilità e garantite prodotti e tecnologie competitivi. È questo che assicura il futuro dell'azienda, non la continua eliminazione di sempre più posti di lavoro".