Il momento per attuare questa strategia potrebbe rivelarsi favorevole. L'Europa è divenuta infatti sempre più dipendente dal Paese asiatico in ambiti cruciali, dalle batterie per auto alle terre rare, fino a componenti e beni industriali. Allo stesso tempo, l'avanzata di Pechino in diversi settori, a partire dall'automotive, appare difficilmente contenibile.
Fra le economie più esposte c'è quella tedesca. Berlino ha finora mantenuto un approccio prudente, attenta a non compromettere i rapporti commerciali con il Dragone e a evitare possibili ritorsioni, soprattutto sul fronte delle materie prime critiche. Tuttavia, nel dibattito politico ed economico interno stanno emergendo segnali di ripensamento. Secondo diverse analisi, l'industria tedesca attraversa una fase complessa, segnata da un deciso calo dell'occupazione e da pressioni competitive crescenti a livello globale.
Se ne riparlerà presto
Spingendo per ridurre la dipendenza da Pechino, il governo francese ha parlato apertamente di un “rullo compressore cinese” capace di comprimere l'economia europea. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e i principali commissari discuteranno i possibili interventi a fine maggio, per poi sottoporli ai leader UE in occasione del vertice di Bruxelles di giugno.
L'obiettivo è anche quello di favorire una posizione più coesa all'interno dell'Unione: un eventuale cambio di passo della Germania, come già accaduto in passato, potrebbe avere un effetto trainante sugli altri Stati membri.
Pechino osserva con crescente irritazione la possibile svolta europea. Secondo quanto riferito da agenzie internazionali, le ipotesi di vincoli agli investimenti e trasferimenti tecnologici vengono lette come una deriva protezionistica, in contrasto con i principi di apertura commerciale che Bruxelles ha storicamente sostenuto.
La leadership cinese continua a rivendicare che la propria competitività sia il risultato di innovazione, efficienza produttiva e scala industriale, respingendo le accuse di pratiche scorrette. Se l'UE dovesse davvero imboccare questa strada, si aprirebbe una nuova fase nei rapporti euro-cinesi: meno globalizzazione senza condizioni, più reciprocità strategica.